Linfociti alti? Ecco quando preoccuparsi

I consigli della Dr.ssa Daniela Malagò, ematologa

 

I sintomi della linfocitosi possono essere generici, con un binomio linfociti alti e stanchezza spesso frequente. Tra i sintomi troviamo anche: astenia, infezioni recidivanti e frequenti quali influenze, comparsa di herpes, raffreddori, febbre. 

Se i sintomi permangono, inizialmente di solito il medico di base prescrive un emocromo, dal quale può emergere un aumento dei linfociti. 

Ma quali sono i normali valori dei linfociti e cosa sono i linfociti alti? 

I linfociti sono cellule “guerriere” prodotte dal midollo osseo con funzione di difesa contro virus, batteri, protozoi & CO., ed un loro aumento oltre la soglia di normalità – che in valore assoluto si attesta tra 1.500 e 5.000-, è indice perlopiù di infezioni virali o disordini immunitari. 

Ma come funzionano le nostre difese? Che ruolo svolgono e a cosa servono i linfociti? Lo chiediamo alla Dr.ssa Malagò, ematologa a Milano:

I meccanismi di difesa dell’organismo sono molteplici. Le prime barriere alla penetrazione dei germi sono la cute e le mucose che, attraverso sebo e muco, svolgono un’importante attività antimicrobica. Si tratta di difese “barriera” a-specifiche, che si sviluppano fin dalla nascita: questo tipo di immunità innata si attiva in caso di un tentativo di accesso di virus e batteri all’interno del nostro corpo. 

In caso di incontro con un agente infettivo “nuovo”, invece, o quando le difese a-specifiche di primo livello non siano riuscite a eliminare efficacemente gli agenti infettivi, si attiva l’immunità cosiddetta “specifica” o “acquisita” che, oltre a riconoscere e combattere l’ospite sgradito, lo memorizza affinché il nostro sistema immunitario sia pronto anche in caso di nuovi, futuri attacchi da parte dello stesso agente esterno. È in questa seconda fase che si sviluppano gli anticorpi: mentre i linfociti B producono anticorpi per combattere il virus, i linfociti T intervengono proprio nel formare specifiche cellule di memoria per consentirne il futuro riconoscimento.”

 

Che fare allora nel caso di linfociti atipici nell’emocromo?

“Un innalzamento del rapporto tra linfociti e neutrofili ci dice che c’è un’infezione in atto e che il nostro organismo la sta combattendo. Di solito le difese immunitarie svolgono correttamente il loro compito, e nel giro di pochi giorni l’infezione regredisce fino a spegnersi. A volte, però, alcune circostanze possono alterare le capacità funzionali del nostro sistema immunitario, indebolendolo: l’età avanzata, o carenze nutrizionali rispetto a determinati elementi che concorrono ad attivare una fisiologica ed efficace risposta immunitaria, o anche livelli di stress troppo elevati e disbiosi a livello intestinale. Circa l’80% delle difese immunitarie si trova infatti nell’intestino e disturbi gastrointestinali e disbiosi possono alterare la flora batterica benefica, indebolendoci anche a livello immunitario.” 

La barriera intestinale costituisce una superficie di incontro molto estesa tra l’ospite e gli agenti esterni, tra i quali esistono molte sostanze che possono agire da antigeni, in grado di attivare il sistema immunitario dell’ospite stesso. Il sistema immunitario del tratto gastrointestinale, definito GALT (Gut Associated Lymphoid Tissue), è l’organo immunitario più esteso del nostro corpo ed ha il compito di impedire il contatto tra sistema immunitario e antigene (immunità innata), oppure di regolare le risposte agli antigeni che hanno superato la barriera (sistema immune adattativo). Se la risposta immunitaria non è corretta, si può quindi anche a produrre un’infiammazione, un’infezione o una iperreattività, come nel caso delle reazioni allergiche. 

“L’intestino tenue è la barriera che riconosce e smaltisce correttamente tutto ciò che entra nel nostro organismo: uno stato infiammatorio intestinale fa sì che la barriera della mucosa, non più efficiente, lasci passare anche sostanze nocive, attivando il sistema immunitario che, per tamponare l’infiammazione, dovrà far fronte ad un surplus di lavoro”- prosegue la Dr.ssa Malagò – “Anche deficit di Vitamine del complesso B o di sali minerali quali ad esempio il Magnesio, sostanze che contribuiscono al corretto funzionamento dei sistemi energetici e neurologici dell’organismo e all’attivarsi delle difese immunitarie, rischiano di rallentare o inceppare i sistemi di difesa.

 

Che correlazione c’è tra stress e linfociti alti?

Lo stress sembra avere un’azione diretta sulle nostre difese immunitarie: le ghiandole surrenali producono, per far fronte a situazioni di forte stress fisico e/o mentale un ormone, il cortisolo, che ci sostiene in situazioni di stress. Se i livelli di cortisolo permangono troppo alti, come nello stress cronico, si verifica una immunodepressione, cioè un deficit della risposta immunitaria. 

Ecco perché per combattere efficacemente qualunque tipo di infezione, è quindi di fondamentale importanza riuscire a tenere sotto controllo alcuni fattori-chiave, tra i quali i livelli di stress, l’alimentazione per evitare carenze di vitamine e sali minerali, e una corretta eubiosi intestinale. 

L’emocromo completo potrà darci indicazioni su eventuali carenze di Ferro e Vitamina B12, che andremo ad integrare. Dovremo poi prenderci cura dell’intestino con fibre prebiotiche e fermenti lattici probiotici, in modo da riequilibrare la flora intestinale con batteri benefici. Andrebbero ridotti anche i livelli di stress, perché influiscono direttamente sull’infiammazione della mucosa gastrica e di quella dell’intestino, nostro “secondo cervello”, oltre a indurre un aumento della deplementazione di alcune Vitamine e sali minerali normalmente impiegati a sostegno del benessere dell’organismo e collegati al corretto funzionamento del sistema immunitario e alla regolazione della risposta infiammatoria.” 

 

Con la consulenza della Dr.ssa Daniela Malagò, ematologa.

 

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La lattoferrina è una glicoproteina multifunzionale appartenente alla famiglia delle transferrine in grado di legare e trasportare il ferro nel sangue, sottraendolo al metabolismo di alcuni microrganismi patogeni e limitandone così la proliferazione. Oltre a trasportare il Ferro, la lattoferrina è in grado di stimolare naturalmente la crescita dei bifidobatteri, delle cellule natural killer (i linfociti, appunto), di stimolare l’attività dei neutrofili e di modulare l’attività delle citochine infiammatorie. Risulta dunque un sostegno ideale per tutto il sistema immunitario. 

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Roberta Ceudek Di Roberta Ceudek

Press Office PromoPharma

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